Sull’amore ho sempre avuto i miei dubbi, fin da bambina. Osservavo le mie amiche piangere di nascosto sui banchi di scuola, e poi le sentivo ridere e le vedevo arrossire se passava il ragazzo per il quale non dormivano la notte, che causava loro tutte quelle pene. Per me erano tutti uguali, tutti così maledettamente identici, così idioti, già ai miei occhi apparivano idioti, tutti con lo stesso taglio di capelli alla moda, tutti con gli occhi qui e la mente persa in chissà quale gonna. Tutti con le stesse noiose frasi di circostanza. “Sei bella”, “Sei interessante”, “Sei sexy”, “Usciamo stasera?”, “Ti passo a prendere, dimmi solo a che ora?”. E io, convinta, continuavo a ripetere a me stessa e al mondo intero: “Non mi va, lasciatemi perdere, davvero, non mi piace l’idea di essere di qualcuno”.

Adesso ascoltami. Io, non mi innamoro quasi mai, non aspetto sempre e non mi lascio andare praticamente in nessuna circostanza. Ma indovina un po’. Indovina poi cos’è successo. Sei arrivato tu. Già: TU. Con i tuoi modi gentili, gli occhi puliti, le mani a posto, soprattutto le mani a posto, e le parole, poche, ma inserite negli incavi giusti. “Sono una mago” mi hai detto su quella panchina in riva al mare, “chiudi gli occhi che adesso mancano solo le stelle per rendere questa serata perfetta”.

Le stelle quella notte non c’erano. Ma è stato allora che ho capito fino a che punto riuscisse a spiazzarti una carezza, quanto devastante potesse essere un sorriso. Quindi, quando tu mi parli, parli a una che non si innamora quasi mai, che non aspetta sempre, che non si lascia andare praticamente in nessuna circostanza. Ma quando succede, quando finalmente capita. Tu guardami negli occhi e ascoltami mentre dico, “non mi piace l’idea di essere di qualcuno”. E forse è così che alla fine sentirai: “Non mi piace l’idea di essere di qualcuno che non sia tu”.

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